Brunello di Montalcino DOCG 2012 - Biondi Santi

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Il Brunello di Montalcino d'annata di Biondi Santi rappresenta un’icona di tradizione enologica. Proveniente dai vigneti della storica tenuta di famiglia dall’età compresa tra 15 e 30 anni. Matura per 36 mesi rigorosamente in sole grandi botti di rovere di Slavonia. Un vino rosso di immensa finezza ed equilibrio, ed incredibile longevità: dai 20 ai 40 anni. Ottimo.

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Scheda tecnica

NazioneItalia
RegioneToscana
TipoVino Rosso
Vitignosangiovese
DenominazioneBrunello di Montalcino DOCG
Gradazione Alcolica13,5% vol.
FormatiBottiglia da 750 ml.
DegustazioneColore: rosso rubino luminoso. profumo: note ampie e complesse di rosa canina, di violetta, di ribes, di sottobosco. Gusto: fresco, equilibrato, con una trama tannica fitta e vellutata, finale unico per persistenza.
Abbinamenti gastronomiciGrandi Occasioni, Carni Rosse, Dopo Cena, con Amici, Meditazione
Temperatura di servizio16° – 18° C.
Bicchiere consigliatoCalice a tulipano molto ampio
Annate Storiche2012

Dettagli

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IL VINO

Il Brunello di Montalcino d'annata di Biondi Santi rappresenta un’icona di tradizione enologica e di perfezione stilistica. Proveniente dai vigneti della storica tenuta di famiglia dall’età compresa tra i 15 ed i 30 anni. Matura per 36 mesi rigorosamente in sole grandi botti di rovere di Slavonia. Un vino rosso di immensa finezza ed equilibrio, ed incredibile longevità: dai 20 ai 40 anni. Ottimo.

LA STORIA

La storia del Brunello del Greppo comincia con Clemente Santi. Nipote di Giorgio Santi del quale il Prof. Baccio Baccetti nella pubblicazione "Cultura e Università? a Siena" - luglio 1993 - nel capitolo "Naturalisti senesi" scrive tra l'altro: 

" Giorgio Santi (Pienza, 1746 - Pienza, 1822), si dedicò soprattutto alla esplorazione naturalistica. Laureato in Medicina a Siena, si recò quasi subito in Francia, prima a Montpellier e poi a Parigi, ove si pose in rapporto con grandi scienziati, quali il Lavoisier e il Buffon. Tornò in Toscana per chiedere al Granduca Pietro Leopoldo licenza di entrare al servizio del Sovrano del Baden, ma il Granduca, esperto conoscitore di uomini, rispose nominandolo professore di chimica e di storia naturale nell'Università di Pisa e direttore dei Museo e dell'Orto Botanico. Da quel momento tutta la sua attività fu spesa per l'insegnamento, per la riorganizzazione del museo di Pisa, e per la esplorazione del suolo toscano. Durante il Governo Francese fu nominato Ispettore generale degli studi, e quindi, sotto Ferdinando III, Provveditore onorario delle Università toscane. Nei tre volumi che descrivono i suoi viaggi nel territorio senese, egli si occupò principalmente degli aspetti botanici e geologici delle regioni visitate; l'opera ebbe vivo successo, tanto che fu tradotta nelle principali lingue d'Europa. Fu fra gli iniziatori dei resoconti delle esplorazioni redatti secondo il metodo odeporico, metodo che fu adottato, fra il '700 e l'800, da numerosi naturalisti viaggiatori". 

Il nipote Clemente figlio di Luigi Santi e Petronilla Canali, laureato in farmacia a Pisa e noto scrittore, aveva vaste proprietà terriere a Montalcino e Pienza, e dedicò gran parte della sua attività all'agricoltura, in modo particolare al Greppo, azienda agricola di proprietà? della madre Canali.
Le conoscenze di chimica e di scienza lo aiutarono a portare le sue tecniche enologiche a livelli invidiabili durante gli ultimi anni della sua vita. 
Prima di raggiungere quel riconoscimento per il suo "vino rosso scelto (brunello) del 1865", anche il suo Moscatello fu premiato alla Esposizione Universale di Parigi del 1867 (riconoscimento enologicamente straordinario perché a quell'epoca i francesi si consideravano gli unici produttori al mondo di vini di qualità?). Egli ottenne vini rossi adatti all'invecchiamento; aveva individuato tecniche di travaso e di invecchiamento in botti più avanzate rispetto a quelle di tutti i suoi contemporanei. 

La figlia di Clemente Santi, Caterina, sposò Jacopo Biondi, medico fiorentino. La nobile famiglia dei Biondi proveniva dalla città di Pomarance. Il figlio Ferruccio, ereditò la passione per i vini ed i vitigni del nonno materno (unì i cognomi per un giusto tributo alla famiglia Santi). 

Ferruccio Biondi Santi instaurò standard produttivi molto severi. Altri produttori all'inizio del 1800 ottennero diplomi importanti per loro vini detti "Brunello": Paccagnini, Anghirelli, Angelini, Vieri Padelletti, ma nessuno seppe dare una continuità ai propri vini oltre la fine della Prima Guerra Mondiale. Ferruccio, forte dell'esperienza straordinaria del nonno materno Clemente Santi, si dedicò con competenza all'azienda del Greppo e, come spesso avviene nelle più felici decisioni storiche, deve qualcosa alle avversità: a metà dell'800 l'oidio, poi la filossera, poi ancora la peronospora, si abbatterono sull'Europa e quindi anche sul Greppo. 
Egli si trovò a fronteggiare una minaccia senza precedenti a causa della fillossera per la sopravvivenza dei suoi vigneti. 
Ma mentre i viticoltori cercarono di mettere in beva rapidamente i vini rossi (vedi anche il "governo" del vino nuovo) per un rapido realizzo finanziario dai nuovi vigneti, egli guardò verso nuovi orizzonti e volle diversificarsi con un vino che ritenne longevo vinificando in purezza il Sangiovese. Nel 1932 viene descritto come inventore del Brunello da una Commissione Interministeriale che studiò il territorio del Chianti, compreso Montalcino. Nella sua azienda del Greppo, già? sul finire dell' 800 iniziò una metodica selezione massale del Sangiovese. 
Alla fine reimpiantò completamente tutti i suoi vigneti innestandoli su barbatelle selvatiche, con gemme prese da quelle piante madri individuate al Greppo: in un certo senso, anticipò di circa un secolo la tendenza in Toscana di produrre vini rossi di corpo pieno, vinificando in purezza il Sangiovese. Morì nel 1917. 

Il figlio di Ferruccio, Tancredi, nacque nel 1893, apprese dal padre i segreti delle vigne e delle cantine della Tenuta Greppo, prima ancora di andare a studiare enologia a Conegliano Veneto (prestigiosa scuola di viticoltura ed enologia - fu allievo del professor Giovanni Dalmasso) poi prese la laurea in Agronomia all'Università di Pisa. Dopo la morte del padre Ferruccio, nel 1917, rimase da solo a gestire il Greppo; il fratello Gontrano comprò un'azienda agricola a Siena. A partire dagli anni '20, elevò ancor più il Brunello a nuovi livelli di classe e di prestigio e divenne di fatto l'ambasciatore di Montalcino e dei suoi vini (nel 1932, una foto lo mostra mentre sorveglia il carico di due camion, con casse di bottiglie Brunello e Chianti, per il porto di Livorno e poi per l'America). Tancredi Biondi Santi si rese conto della necessità di procedere alla Ricolmatura delle vecchie Riserve che stavano calando di livello; le stappò, controllò se il vino era ancora perfetto, le ricolmò con vino della stessa annata e le ritappò di nuovo (un rito che fece per la prima volta nel 1927 per le Riserve 1888 e 1891). 

Anche altre aziende vinicole richiesero la sua consulenza da un capo all'altro della Penisola: dal vino Lugana a Desenzano sul Garda, al Chianti nel Senese, al Fiorano del Principe Boncompagni a Roma, al Cirò in Calabria. Il suo ultimo atto è stato, nel marzo 1970, la cerimonia di ricolmatura delle sue vecchie bottiglie del Brunello Riserva 1888 - 1891 - 1925 - 1945, nella Cantina del Greppo, alla presenza di Mario Soldati, Luigi Veronelli e Paolo Maccherini: si può dire, sicuramente, che in quell'atto, forse meglio di ogni altro, sta la sua lunga carriera di esperto enologo e che ancora oggi conferma la supremazia, la diversità e la tipicità del Brunello del Greppo. Il Brunello di Montalcino Biondi Santi tocca insomma, il massimo della sua fama e del suo splendore, da parte degli estimatori più attenti e raffinati in tutto il mondo. 

Subentrato nella conduzione dell'azienda, dopo la laurea in Scienze Agrarie all'Università di Perugia, Franco Biondi Santi, enologo, imparò dal padre la sottile arte della vinificazione e ha continuato a condurre la Tenuta Greppo con una impareggiabile collezione di bottiglie di Riserva.

Ma non per questo si è riposato sugli allori paterni. Nel frattempo la D.O.C. aveva spinto altri produttori a piantare vitigni ed a migliorare le tecniche nella speranza di poter sfruttare l'immagine elevata del Brunello. In presenza di uno scenario di questo tipo, che ha visto nel territorio una crescita esponenziale di ettari inscritti a Brunello (da 76 ettari del 1967 agli attuali 2100 del 2009), Franco Biondi Santi ha aumentato la produzione del Brunello del Greppo dai 4 ettari, alla morte del padre, agli attuali 25. Ha continuato le severe pratiche agronomiche e di cantina tradizionali per consolidare la tipicità e migliorare la qualità del Brunello del Greppo certo di eguagliare (data la stessa utilizzazione dei terreni e dei vitigni) le grandi Riserve centenarie del suo Brunello. 
Grazie ad una personale e costante promozione dei suoi vini nel mondo, Franco Biondi Santi dal '70 in poi è riuscito, a far capire ed apprezzare la straordinaria tipicità e qualità del suo Brunello del Greppo. In futuro la continuità del Greppo è rappresentata dai due figli di Franco, Jacopo e Alessandra ambedue interessati al Greppo: Jacopo con una vivida immaginazione dei vini (fermamente convinto della tipicità del Brunello del Greppo), Alessandra coinvolta nella promozione dell'azienda.

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Brunello di Montalcino DOCG 2012 - Biondi Santi

Brunello di Montalcino DOCG 2012 - Biondi Santi

Il Brunello di Montalcino d'annata di Biondi Santi rappresenta un’icona di tradizione enologica. Proveniente dai vigneti della storica tenuta di famiglia dall’età compresa tra 15 e 30 anni. Matura per 36 mesi rigorosamente in sole grandi botti di rovere di Slavonia. Un vino rosso di immensa finezza ed equilibrio, ed incredibile longevità: dai 20 ai 40 anni. Ottimo.

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