Catalogo

Denominazione
Produttore
Vitigno
Gradazione Alcolica
Tipo
Regione
Grillo

Per decenni è stato uno dei vitigni più bistrattati e sottostimati della Sicilia. Ma era in buona compagnia: il grillo, come altre uve, veniva utilizzato per fare vini da taglio da mandare al Nord. Fino alla fine degli anni Settanta non c’era ancora distinzione varietale e l’unica miscela codificata dell’isola era quella Marsala (con insolia e c...

Per decenni è stato uno dei vitigni più bistrattati e sottostimati della Sicilia. Ma era in buona compagnia: il grillo, come altre uve, veniva utilizzato per fare vini da taglio da mandare al Nord. Fino alla fine degli anni Settanta non c’era ancora distinzione varietale e l’unica miscela codificata dell’isola era quella Marsala (con insolia e catarratto) ma l’elemento di valore era l’alcolicità e non certo l’eleganza e la finezza.

Oggi il quadro è radicalmente diverso e il grillo sta vivendo un momento di particolare fermento. Non più solo nel territorio trapanese, come da tradizione: da alcuni anni sono molti i produttori che hanno deciso di puntare su questo vitigno dalle grandi potenzialità: “Sarà certamente il vitigno autoctono del futuro in Sicilia – conferma il prof. Attilio Scienza, coordinatore del corso di laurea in viticoltura ed enologia all’Università di Milano, profondo conoscitore della produzione isolana – e tutti stanno investendo sul grillo, anche fuori dal trapanese e marsalese, che sono sempre stati i territori storici di produzione. Oggi la riscoperta è favorita anche dalle tecniche di viticoltura moderna, con il freddo in vinificazione che mantiene la fragranza e la pulizia del frutto, e finalmente senza eccessi di alcolicità ed eccessive maturazioni. È un vitigno produttivo, un’uva facile da coltivare, che ha anche i precursori giusti per sviluppare mineralità ed invecchiare bene”.

Il successo di questo vino è stato piuttosto evidente anche all’edizione 2014 di Sicilia en primeur, la manifestazione organizzata da Assovini sull’Isola di Vulcano per presentare oltre 300 etichette da 35 aziende, tra cui molte anteprime della vendemmia 2013. Ai banchi d’assaggio c’erano numerosi grillo in purezza, con espressioni e interpretazioni piuttosto diverse: quelle più giocate sulla freschezza e sapidità e quelle viceversa dalle spalle larghe, più strutturate e opulente. “C’è anche una terza via – prosegue Scienza – che è il grillo della zona di Erice, coltivato in altitudine, capace di sviluppare aromi caratteristici di frutto tropicale, simili al sauvignon. L’ideale sarebbe quello di vinificare due diversi cloni di grillo, quello capace di dare spina acida e quello che contribuisce con la struttura. Dire cosa sia più tipico ha poco senso. In fondo tipico, come sosteneva Max Weber, è ciò che è riconoscibile”.

Da Food21 de Il Sole 24 Ore, “Grillo, il nuovo protagonista del vino siciliano. Ecco le etichette da non perdere” di Federico De Cesare Viola

Fonte e approfondimenti: Consorzio http://www.consorziodocsicilia.it/

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