Catalogo

Denominazione
Produttore
Vitigno
Premi
Gradazione Alcolica
Tipo
Filosofia
Regione
Friulano

Fino al 2007 era "Tocai" oggi è "Friulano", ma la contesa con l'ungherese Tokaji non ha turbato il valore e soprattutto il gusto del vino dalle origini francesi

“Che cos’è un nome? Quella che chiamiamo rosa, con qualsiasi altro nome avrebbe lo stesso profumo”. (W. Shakespeare, Romeo e Giulietta)

Un po' di storia: Tocai friulano, Tokaji ungherese...

Fino al 2007 era "Tocai" oggi è "Friulano", ma la contesa con l'ungherese Tokaji non ha turbato il valore e soprattutto il gusto del vino dalle origini francesi

“Che cos’è un nome? Quella che chiamiamo rosa, con qualsiasi altro nome avrebbe lo stesso profumo”. (W. Shakespeare, Romeo e Giulietta)

Un po' di storia: Tocai friulano, Tokaji ungherese, Tokay d’Alsace, Sauvignonasse o Friulano?

La storia del Tocai friulano è piuttosto complessa e in molti punti si intreccia con quella del Tokaji ungherese, contribuendo a creare una certa confusione riguardo al vitigno dal quale si ottengono i due vini.

Diverse sono le interpretazioni storiche più o meno chiacchierate, tuttavia studi recenti, avviati a Conegliano intorno agli anni ’70, hanno posto in evidenza diverse somiglianze con il vitigno Sauvignon. Le analisi del DNA effettuate in seguito hanno rivelato che il vitigno Tocai friulano altro non era che il Sauvignonasse, vitigno presente nei vigneti del Bordolese e oggi quasi scomparso, che arrivò in Friuli, probabilmente assieme al Sauvignon, nel periodo in cui, a metà dell’Ottocento, si iniziarono a coltivare i vitigni francesi nei vigneti friulani.

Sembra verosimile far risalire al matrimonio tra il Conte de La Tour e la nobildonna friulana Ervina Ritter la prima, vera importazione in regione di vitigni francesi.

Quest’ultima ipotesi confermerebbe la completa autonomia dei due vitigni indagati, ovvero l’origine francese del Tocai friulano e la derivazione della denominazione di quello ungherese dalla regione in cui da sempre è stato coltivato. Tale affermazione troverebbe inoltre il suo fondamento nella diversità che caratterizza i due Tocai, sia per vitigno che per vino. Basti solo ricordare che il Tocai friulano è un vino secco, fruttato, con uno spiccato sapore di mandorla; quello ungherese, benché possa esistere anche in versione secca (szàraz) o abboccata (édes), è famoso per la sua versione dolce, anzi dolcissima, di colore ambrato, con circa 15 gradi di alcol ed una altissima concentrazione di zuccheri residui. 

Da Tocai a Friulano: cambia il nome ma non la sostanza

Italiano o ungherese? O meglio: friulano o ungherese? Molto si è detto e ancor di più si è scritto sull’origine di questo vitigno.

A fare luce sulla questione che nel passato ha coinvolto conti, frati e cavalieri di Francia, Italia e Ungheria è intervenuta, nel 1993, la Comunità Europea, che dopo aver mediato un accordo tra Italia e Ungheria, ha vietato l'utilizzo della dicitura “Tocai” per il vino friulano a partire dal marzo del 2007, in quanto giudicato troppo simile all’omologo DOC ungherese “Tokaji”.

Nel gennaio 2008 la Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia ha intentato l’ultimo ricorso per annullare la sentenza, ma il 15 novembre dello stesso anno la Corte Costituzionale ha stabilito il divieto di utilizzare il nome Tocai per la vendita sul territorio italiano.

L’ultima vendemmia di Tocai in Friuli è stata quella del 2008: da allora il vino ottenuto da uve di Tocai friulano si chiama “Friulano”, a sottolinearne il forte legame con il territorio.

Il vecchio Tocai non è scomparso, ha solamente cambiato nome. Il suo gusto, la qualità e la relazione con il territorio rimangono eccellenti come sempre, custoditi sotto la nuova denominazione di Friulano.

Noto storicamente come Tocai o Tocai friulano (oggi anche solo Friulano), si tratta del vitigno che forse più di ogni altro identifica la propria regione, il Friuli Venezia Giulia.

Non a caso è famoso il detto locale "cul Tocai a sparissin duc'i mai" e cioè che con il Tocai spariscono tutti i mali.

Nella nostra nazione, il friulano costituisce una parte importante delle varietà permesse all'interno delle disciplinari di sette zone DOC del Friuli Venezia Giulia (Colli Orientali del Friuli, Collio, Friuli Annia, Friuli Aquilea, Friuli Isonzo, Friuli Latisana e Friuli Grave) ma anche in numerose DOC fuori regione, come ad esempio quelle venete di Bagnoli di Sopra, Breganze, Colli Berici, Colli Euganei, Corti Benedettine del Padovano, Garda, Lison-Pramaggiore, Merlara, Riviera del Brenta, San Martino della Battaglia e Piave.

Il Friulano è caratterizzato da sempre da una buona variabiltà intravarietale; predilige terreni di media fertilità, calcarei e non troppo siccitosi. E' di vigore medio-elevato, si adatta bene a forme di allevamento espanse e a potature medio-lunghe per via di una fertilità delle gemme basali che non è buona (mentre la fertilità generale lo è).

La foglia in genere è medio-grande, trilobata, con seno peziolare aperto a lira chiusa e lobi leggermente sovrapposti, pagina inferiore glabra.

Il grappolo è più spesso, di taglia media, di forma cilindrica o tronco-piramidale, piuttosto compatto e con in genere due ali in bella evidenza.

L'acino, di media grandezza e tondo, ha una buccia non particolarmente spessa e questo, insieme alla compattezza del grappolo, rende questa varietà molto sensibile alle piogge all'epoca di maturazione, che avviene normalmente nei primi venti giorni di settembre. Germoglia invece tardi, il che lo rende resistente ad eventuali gelate primaverili.

E' soprattutto sensibile al disseccamento del rachide, al marciume del grappolo, a botrite e mal dell'esca, mentre lo è meno alla peronospora, all'oidio, agli acari e alle tignole.Il Friulano è un vino fine, delicato, elegante, ricco di struttura ed equilibrato, ottenuto da uve prodotte in quantità da viti nodose e contorte.

Il colore è giallo paglierino o dorato chiaro, luminoso.

E' un vino dall'ampio bouquet in cui si percepisce la prevalenza dell'armonia delle note vegetali del fieno, dei fiori di campo, del timo, della camomilla fusi a rimandi vinosi e minerali di esemplare pulizia.

Quanto promette al naso, il Friulano lo conferma al gusto che individua la sua caratteristica principale nel sentore di mandorla gentile che lascia nel finale in bocca.

Lo si sorseggia per il piacere di scoprire ogni volta una nota diversa.

E' un vino che nelle versioni passate in legno dimostra un'insospettabile capacità d'invecchiamento, con vini ancora ottimi a cinque, sei anni dalla vendemmia. Le versioni fresche invece sono fruibili già nell'anno successivo a quello di vendemmia, grazie alla capacità di mantenere integre le sensazioni dell'uva pienamente matura.

Fonte e approfondimenti: Consorzio http://www.docfriuligrave.com/

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